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TALENT SCOUT E PROPAGANDISTI

Il corvo, appollaiato sull’alto ramo, col pezzo di formaggio ben stretto nel becco, si riteneva al sicuro dalle astute volpi, sempre alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti, almeno così succedeva nel mondo antico di La Fontaine. Siamo tra animali per i quali il carattere conta molto. Invece storici più aggiornati danno altre versioni dell’accaduto, dove al carattere non si dà l’importanza che invece viene data alle tecniche di persuasione che appunto hanno lo scopo di ridurre la prese del carattere sulle decisioni. In questioni così importanti che riguardano il formaggio, una maggiore precisione nella descrizione dell’accaduto è altamente desiderabile e perciò è quanto ci accingiamo a fare.
Infatti, alcuni storici offrono precisazioni essenziali per una maggiore chiarezza degli eventi e non mancano di riportare la circostanza che si trattava di una volpe dal pelame azzurro, la quale si mise a ricordare al corvo, qualora per troppa modestia ignorasse i doni ricevuti dal cielo, la bella figura slanciata, il piumaggio di un nero scintillante, la voce suadente adatta ad incantare le folle in adorazione e per di più paganti. E se c’è un peccato al mondo, esso consiste nel non valorizzare il tesoro ricevuto dalla natura, di restarsene nascosto tra i rami del bosco, mentre il suo posto è al centro della scena, possibilmente in uno studio televisivo, dove le doti di incantatore, sotto il lampeggiare dei flash e con accompagnamento di esclamazioni delle ammiratrici, potrebbero risaltare in pieno. Per uno straordinario colpo di fortuna(la sua), uno scopritore di talenti ben relazionato si trova a passare da quelle parti, per nulla disturbato dall’odore del formaggio, pronto a prendersi a cuore il caso. Non deve nemmeno faticare per imparare la difficile arte di intrattenitore, perché oggi le giovani promesse possiedono un’intelligenza superiore e hanno succhiato col latte materno, e magari dormendo sino ad ora tarda, i segreti di tutte le arti. Non deve fare altro che dare prova delle sue doti, senza scomodarsi di andare in uno studio televisivo perché chi è disposto ad accordargli un’audizione è venuto a trovarlo a domicilio. E si sbrighi a mettere in mostra le sue eccezionali doti vocali prima che l’indignazione di fronte alla rara perla lasciata nell’oscurità del bosco, non impazientisca il critico di passaggio. Se non fosse per il suo sincero interesse verso l’arte e la valorizzazione dei giovani talenti, uno come lui se ne potrebbe stare in vacanza e non andare in giro tra rovi e sassi. Perciò non cessa di moltiplicare gli sforzi perché le persone meritevoli abbiano i giusti riconoscimenti nella vita e le fantasie represse non si sfoghino soltanto nei sogni privati, dove non penetra alcuna luce e gli unici applausi che si ricevono sono quelli che ciascuno dispensa a se stesso.
Alla fine, quando la vittima non resiste più a tenere il becco stretto e vuole offrire un saggio delle sue doti, confessa nello stesso tempo la sua dabbenaggine e l’ignoranza circa le cose del mondo.
Gli storici che fanno della volpe un talent scout dal pelo azzurro alla ricerca di giovani promesse da lanciare sulla scena televisiva sono contraddetti da altri che la dipingono come un propagandista dal rosso pelo che invece di vendere lusinghe alle persone incontrate per caso, indossate le divise solenni appropriate ai commessi del supermercato della storia, si sono dedicate al commercio all’ingrosso per la maggiore felicità delle masse. Talché la volpe dal rosso mantello invece di ricordare al corvo i doveri verso la sua reazionaria felicità personale l’avrebbe messo di fronte ai suoi obblighi nei confronti della rivoluzionaria felicità del genere umano, nessuno escluso.
E infatti come si può essere tanto egoisti, starsene a rosicchiare su un alto ramo il proprio pezzo di formaggio, di fronte alle sofferenze di tanta gente che patisce la fame? Una simile indifferenza non è soltanto prova di chiusura borghese, della borghese incapacità di relazionarsi con gli altri, perché è anche la dimostrazione lampante di incapacità a saper pensare o, che è la stessa cosa, di pensare con lo stomaco. Senza contare poi che l’indifferenza per la felicità delle masse è il segno più sicuro dell’appartenenza a una classe in declino, o addirittura votata alla sparizione in quanto ha esaurito la sua funzione storica, ma per fortuna c’è lui che, forte di una superiore scienza, può riportalo sulla retta via mettendo la sua personale sordidezza a carico della sua classe.
A questo punto, gli storici narrano come il corvo, nel tentativo di replicare al propagandista di passaggio, lasciasse cadere il pezzo di formaggio, afferrata al volo dalla volpe, che fu anche presto a sparire dalla vista.
In entrambe le versioni, l’errore del corvo fu quello di non dare il giusto peso al contesto e a tutte le altre circostanze di luogo, persona, tempo e simili, di lasciarsi incantare dalle parole, un errore in cui cadono le vittime dei venditori della felicità nel presente, e ancora di più facilmente gli ascoltatori dei venditori della felicità futura, questa universale di contro all’altra privata.
Se il talent scout promette miracoli di felicità personale, il propagandista fa lo stesso col mondo in blocco, e, dove la dimostrazione dovesse apparire debole, provvede a rinforzare le sue ragioni con l’uso di altoparlanti. Si tratta di ragionatori dalla voce grossa, esperti nell’arte di parlare a molti senza parlare a nessuno, produttori di eventi sulla pubblica piazza,che è come dire sotto gli occhi della storia.
Ma alla fine il propagandista, raddrizzatore di torti all’ingrosso in nome della scienza o della storia, e il talent scout, anticipatore di successi e felicità per i solitari corvi della campagna con un pezzo di formaggio in bocca, sono accomunati dalla convinzione che il vero toccasana di tutti i mali si trova nell’alleanza col finanziere divoratore di formaggio, il quale ha pure l’utile dote di starsene nascosto dietro le quinte, che è il posto preferito dai registi degli spettacoli che tanto attirano le masse.